Quando ero alle elementari la nostra maestra di Italiano era solita darci dei testi da leggere per casa. A me non dispiaceva leggerli e in ogni caso ero supervisionato da mia madre che insisteva affinché li leggessi ad alta voce anche a lei. Fu così che si accorse che spesso e volentieri confondevo alcune parole con altre, a volte intere frasi venivano stravolte fino a cambiarne completamente il significato ma mantenendo comunque un senso logico. Una sorta di superpotere insomma. La maestra non è stata molto di aiuto: per qualche motivo tendeva a regalare voti alti a chiunque, indipendentemente da quanto brava fosse quella persona. Questo era buono per la mia media, ma non altrettanto per risolvere la mia dislessia.
Nessuno mi ha mai fatto pesare il fatto che confondessi le parole e ho sempre preso alla leggera il problema. Mia madre invece si è sempre impegnata molto per aiutarmi, facendomi leggere il più possibile e cercando di farmi porre il massimo dell’attenzione alle singole lettere delle parole che leggevo.
Dopo qualche anno di letture serali prima di andare a letto, la mia dislessia è praticamente scomparsa. Faccio ancora un po’ di fatica a leggere e capita che mi accorga di non aver minimamente memorizzato le frasi appena lette. Sforzandomi a leggere lentamente e concentradomi su quello che sto leggendo, il problema svanisce.
Un fatto curioso è che non ho mai avuto problemi con i testi e i simboli matematici: riesco a leggerli come una scheggia, a capirli e a ricordarli perfettamente.
Questa esperienza mi ha insegnato che praticando una cosa che non ci riesce bene, si può migliorare ed arrivare a limitare al minimo un problema come la dislessia. Insegnanti e genitori sono tra le poche persone che possono semplificarci la vita monitorando il problema e spingendoci nella giusta direzione. Nel mio caso, grazie Mamma!
Storia di Luca Perali