STORIA DEL GRUPPO FACEBOOK PIU’ NUMEROSO E PREPARATO SULLA CURA DEI CAPELLI E DELLA PERSONA ATTRAVERSO I PRODOTTI BIOLOGICI. LED HA INCONTRATO LE TRE ARTEFICI DI UN PROGETTO CHE GIA’ DILAGA SUL WEB E ANCOR PIU’ PROMETTE DI FARE NEI MESI A VENIRE.
Intervista raccolta da Serena D’Onofrio
Loro sono Rossella, Martha e Luisanna, ragazze evidentemente brillanti e piene di inventiva la cui storia coincide con una grande passione da cui non poteva che nascere una grande idea. Il loro incontro avviene in un luogo virtuale e insieme ben visibile e concreto come la Rete. E neanche tanto per caso per caso, visto che a muoverle – ciascuna dalla propria realtà e diversa città di residenza – è stata la ricerca di scambi e conoscenza in fatto di cura della persona e soprattutto per la bellezza dei capelli, il desiderio di conoscere e migliorare metodi e prodotti non solo benefici ed efficaci, ma soprattutto rispettosi della salute della persona e dell’ambiente, così importante per la persona.

Il risultato? Oggi il gruppo “Ogni riccio un biocapriccio” è divenuto vero e proprio punto di riferimento per quasi 50 mila persone, un vero fenomeno non solo del web, ma del settore su scala nazionale.
Non restava che incontrarle!
Partiamo dall’inizio: chi siete, come vi siete incontrate e come è nata la passione per il biologico e di conseguenza l’idea di fondare un gruppo sulla cosmesi bio?
La prima a raccontarsi è Luisanna Sambrotta, ventiquattrenne geometra della provincia di Chieti, che ha scoperto questo mondo in un momento in cui – racconta – non riconosceva più la sua bella chioma: “Circa 5 anni fa, in un periodo in cui i miei capelli ricci non erano mai belli ed in salute. Ho iniziato così ad interessarmi del loro benessere, iniziando a chiedermi: cosa metto sui miei capelli? Che effetto hanno certi ingredienti sul mio corpo e sul pianeta? L’incontro con le ragazze è avvenuto proprio nei primi momenti di vita del gruppo, quando eravamo ancora davvero poche e forse inconsapevoli di quanto saremmo potute crescere. Di persona invece abbiamo avuto il piacere di vederci e di consolidare il nostro rapporto di amicizia nel febbraio 2017, in occasione di un evento”.
Martha Saggiorato, trentatreenne torinese, è istruttrice di fitness. Proprio il suo lavoro l’ha spinta ad interessarsi ai mondo del biologico. “Preparavo i cosmetici in casa già da diversi anni poi, navigando sui vari gruppi di fb, ho scoperto ‘Ogni riccio è un biocapriccio’. Ho così conosciuto Luisanna e Rossella, che aveva da poco fondato il gruppo. Con loro e con i primi utenti ho così iniziato a condividere quanto avevo imparato studiando gli ingredienti dei prodotti industriali, approfondendo moltissimo le varie tematiche”
Arriva il momento della “Boss”, Rossella Giaquinto trentaquattrenne partenopea, fondatrice del gruppo: “Ho scelto biologia per il mio percorso universitario e proprio grazie ai miei studi ed alcuni specifici esami che ho sostenuto – come, ad esempio ecologia – si è acceso in me l’interesse per il biologico. Noi donne siamo molto attente alla cura di noi stesse, dal trucco al ciclo mestruale, tutti momenti che hanno comunque un impatto sul nostro pianeta. Dopo aver cercato tra vari forum e blog mi sono resa conto che nessuno dedicava abbastanza spazio alla cura dei capelli ricci attraverso prodotti biologici: da qui l’idea di aprire il gruppo “Ogni riccio è un biocapriccio”. Tre anni fa. I capelli sono stati in realtà un pretesto, un modo per permettere a tutti i membri di parlare di cura del corpo attraverso prodotti biologici e quindi con un ridotto impatto ambientale. Poco dopo aver fondato il gruppo, sono entrate a farne parte Luisanna e Martha che da subito sono state tra le più attive. Così ho deciso di coinvolgerle di più, facendo diventare anche loro admin”.
A cosa vi fa pensare la parola “natura”?
Luisanna: Per me natura è colore, profumo e questa splendida stagione [primavera – NdR]. Tutto questo da un lato mi inebria, dall’altro mi spaventa perché penso a quanto stiamo mettendo in pericolo tutto questo con i nostri comportamenti irresponsabili.
Martha le fa quasi eco, ma per lei natura è soprattutto il mare, quello della Sardegna in cui trascorre i mesi estivi. “Vivo a Torino, una città che è piena di verde, ma che ovviamente non presenta i luoghi incontaminati della Sardegna. Il mare è emozione, bellezza, ma anche difesa della fauna, di cui ci ricordiamo solamente tramite le drammatiche immagini di pesci che ingeriscono o rimangono incastrati nella plastica. Tutto questo mi ferisce molto, è terribile vedere come non siamo in grado di salvaguardare e valorizzare questo tesoro”.
Rossella invece racconta del suo splendido viaggio in Nuova Zelanda, terra che ha amato particolarmente della quale ci dice: “Ho trascorso un mese in quella splendida terra, ed è stata una esperienza irripetibile, unica e bellissima. La Nuova Zelanda è uno dei luoghi più incontaminati della nostra Terra, uno dei pochi che ancora possiamo definire tali, grazie anche al ridotto numero di abitanti che vi sono stanziati. Anche in Italia ci sono posti tutelati, come i parchi nazionali, ma non sono così incontaminati come quelli che ho potuto vedere ed esplorare lì”.
La cosmesi e la tutela dell’ambiente: quanto può pesare una cosmetica “green” sulle nostre vite e su quella delle future generazioni?
Le Nostre sono quasi unanimi, in una visione alquanto pessimistica che, purtroppo, appare anche a noi più che realistica. Per ciascuna di loro cambia, però, la motivazione a cominciare da Luisanna che denuncia il poco coinvolgimento e la scarsa consapevolezza sul tema soprattutto tra le generazioni meno giovani. “Si pensa solo all’oggi, non si riesce ad avere una visione più a lungo termine e meno egoistica. L’uso della cosmetica biologica non sarebbe sicuramente risolutivo, perché bisogna fare moltissimo, ma sarebbe comunque un mattoncino utile a costruire una “nuova casa”.
Per Martha la cosmesi diviene davvero sostenibile se si guarda innanzitutto alle materie prime e a chi produce i contenitori. “Noi siamo soltanto gli ultimi di una catena molto lunga, ma possiamo fare la differenza facendo delle scelte più consapevoli. Se tutto il ciclo produttivo funzionasse bene, di sicuro potremmo guardare al futuro con più ottimismo, rendendo i cosmetici eco–bio la normalità e non una rarità come continuano a risultare ancor oggi sugli scaffali dei nostri supermercati. Ad oggi si sono fatti alcuni passi avanti, ma ancora manca molto per una vera diffusione capillare di questi prodotti”.
Rossella prosegue sul tema del confezionamento: “Bisognerebbe partire da un packaging più attento: io stessa prediligo sempre prodotti che hanno contenitori in vetro o in alluminio, più facili da riciclare. Penso fermamente che si faccia un abuso della plastica, anche se ne esistono di riciclabili potremmo farne assolutamente a meno nella nostra vita quotidiana”. Non manca poi una nota critica nei confronti del biologico concepito solo come tendenza del momento: “La cosmesi eco bio ad oggi purtroppo è spesso solo una moda, le grandi aziende producono linee di questo tipo esclusivamente perché è un settore in espansione, e non perché credono davvero nell’etica sottesa. La differenza purtroppo non la fa una sola persona, ma la massa, soprattutto in settori “accessori” come quello della cosmesi. Possiamo essere belle, usare tutti i cosmetici che vogliamo, ma farlo con semplicità grazie ad una maggiore consapevolezza”.
“Noi non demonizziamo i prodotti non eco bio – ci dice Martha – anzi, li sconsigliamo ovviamente, ma ai nuovi membri del gruppo proponiamo di riutilizzare in altri modi quelli che già possiedono, di regalarli e mai di gettare via barattoli ancora pieni; sarebbe quanto di peggio si possa fare, l’esatto opposto del messaggio che vogliamo lanciare. A questo proposito sono nati gruppi satellite come “briccioscambio”, in cui si possono scambiare prodotti ben conservati ma con i quali magari non ci si è trovati bene”.
Di voi si parla anche per le belle iniziative che intraprendete con alcune piccole aziende: secondo la vostra esperienza, le dimensioni ridotte dell’impresa assicurano maggiore qualità e cura del prodotto?
La fondatrice Rossella – in virtù della maturata esperienza – predilige e consiglia piccole aziende, ma con alcuni accorgimenti fondamentali: “Ogni azienda punta a crescere e ad espandere il proprio mercato, ma una piccola azienda non è assolutamente sempre sinonimo di qualità. Deve esservi di base una solida filosofia, molti si immettono sul mercato eco bio e paradossalmente utilizzano prodotti artificiali su loro stessi! Cerchiamo sempre di vedere e di capire se si tratti di veri o finti artigiani, e di studiare con attenzione la cura che mettono nei loro prodotti”.
Aggiunge Martha: “Le piccole aziende spesso rimangono fuori dai controlli effettuati dalle autorità e questo permette loro di ingannare in qualche modo i consumatori. Bisogna tenere sempre gli occhi più che aperti! I prodotti artigianali dovrebbero essere venduti a km O , non tutte le aziende che hanno cercato di fare un passo verso la grande distribuzione sono riuscite a conservare la stessa qualità nei prodotti: vi è una grande differenza tra le due tipologie di vendita, vi sono sottese esigenze molto diverse”.
Un ruolo di primo piano in questo lo giocano sicuramente le materie prime.
“In alcune aziende condotte da giovani imprenditori – riferisce Luisanna- ho avuto il piacere di verificare come questi coltivino e raccolgano a mano, ad esempio, le erbe tintorie accompagnando il ciclo vitale dei loro prodotti dall’inizio alla fine e questo è più che apprezzabile”.
Cosa consigliereste a chi entra in un supermercato, od un negozio, che si appresta ad acquistare dei cosmetici?
Per Martha l’accessorio fondamentale è…una bella lente di ingrandimento! Osservare bene le etichette e di sicuro evitare: silicone, paraffina, peg, petrolati, e i prodotti che contengono tanto tanto profumo o alcool.
Luisanna aggiunge: “Sono due le possibilità per andare sul sicuro: leggere l’INCI oppure vedere se sono presenti le certificazioni Bio. L’INCI è l’”International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” è una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti presenti all’interno di un prodotto cosmetico: è per noi una garanzia, l’indicazione di cosa stiamo per mettere sul nostro corpo. Purtroppo ad oggi le componenti presenti per una quantità inferiore allo 0,01% non debbono essere indicati, ma confidiamo che la legislazione faccia presto passi avanti anche in questo. Le certificazioni Bio sono un’altra garanzia per noi, ma – come dico spesso – dobbiamo affidarci al nostro occhio e allo studio serio della materia”.
Rossella precisa: “Va detto, a questo proposito, che non sempre c’è accordo tra enti di certificazione e consumatori: emblematico è il caso del fenossietanolo, per alcuni enti dannoso e per altri no. Bisogna cercare di interessarsi, di avvicinarsi con consapevolezza agli acquisti e capire cosa si vuole per sé. Io, ad esempio, non uso bagnoschiuma ma saponi, credo siano più compatibili con la mia pelle e con l’ambiente”.
“In che direzione andrà, nel prossimo futuro, “Ogni riccio è un biocapriccio”? Quali sono i vostri progetti?”
La risposta è unanime, segno di una grande intesa tra loro: “Abbiamo sicuramente tanti sogni e progetti, dobbiamo capire innanzitutto dove convogliare maggiormente le nostre risorse e le nostre energie. Sicuramente continueremo le collaborazioni con diversi marchi, ne stiamo sperimentando anche delle nuove. Dopo la registrazione del marchio però vorremmo creare una linea cosmetica tutta nostra, una linea di prodotti firmati ‘Ogni riccio un biocapriccio’. La strada è lunga e piena di insidie, ma siamo certe che faremo qualcosa di grande!”
Vorrei consigli per i miei capelli ricci e secchi