E’ difficile spiegarlo a chi odia il calcio ma spesso si ripercorre la vita, non seguendo una linea continua, ma scandendo delle tappe, degli eventi e spesso mi sono ritrovato a farlo con i mondiali. Del 1970 ricordo poco, avevo sei anni, non ricordo nulla della fatidica Italia-Germania 4-3, ma ho chiaro il ricordo dell’atmosfera della finale, ero a Sperlonga a giocare in cortile con Luciano, un bambino particolare di una bontà disarmante, non sapevo ancora che il suo destino fosse segnato da una malattia incurabile, stavamo sempre insieme; si percepiva l’aria euforica, la tensione e poi la delusione finale. Quattro anni dopo ero sul lungomare di Napoli con mio padre non so a fare cosa … abitavamo già da un po’ a meno di 30 km da Napoli ma non ci portava spesso, più che altro i fine settimana andavamo dai nonni e dai tanti cugini; qualche volta ad Edenlandia, qualche volta (credo 2) a vedere il Napoli di Totonno Juliano, Canè e Bruscolotti … quella volta la ricordo chiara e bella come il mare, i giardini e i chioschi dove ci fermavamo a vedere spezzoni della partita con l’Haiti; neanche la delusione per l’andamento di una partita che si stava mettendo male riusciva a rovinarci la giornata ed anche la vittoria polemica non fu presagio di grandi imprese, infatti nello stesso cortile di Sperlonga, con lo stesso Luciano, vissi la delusione della sconfitta con la grande Polonia. Nel ’78 la nostra vita era stata stravolta da un’incomprensibile scelta di mio padre che ci aveva eradicato dal paese, dai parenti dagli amici, aveva venduto, anzi svenduto anche la casa di Sperlonga, piombandoci di colpo in una casa posta in un quartierucolo distaccato in mezzo ad una distesa di acquitrini pullulanti di rane e salamandre. Eravamo a Latina come degli zombi nel deserto a scontare un esilio incomprensibile, ma quell’estate eravamo a Ventotene e nello scantinato di un albergo/pensione a notte fonda arrivava il gol di Bettega con l’Argentina … avevo ancora il fisico di un bambino solo un po’ più triste perchè non avevo più Luciano nè nessun altro amico di infanzia, non andavamo più dai nonni, non vedevamo più i cugini e mio padre mi consolava sollevandomi al cielo al gol di Zaccarelli, ultima vera grande vittoria sul campo con la Francia. Nell’82 ero maggiorenne, più alto di almeno 20 cm, i capelli lisci a bava di lumaca erano da tempo un cespuglio riccio su un fisico talmente magro da essere rivedibile alla leva, consumavo rapporti e a volte rischiavo di consumarmi la vita, ma ero felice. Il mondiale l’avevo inaugurato spaccando involontariamente il lampadario (troppo basso) a casa del nostro amico al gol con il Camerun; poi ad Acciaroli ero stato con i cugini, tanti cugini, e infatti appena tornato a Latina ero subito ritornato con il sacco a pelo e con gli amici. Sul mare del Cilento alzammo la coppa al cielo all’urlo di Tardelli … il resto ve lo risparmio perchè ogni 4 anni ha una storia sua, ma non venitemi a dire che non andare al mondiale è una cosa normale …
Renato M. (Latina)
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