A voi Colleghe e Colleghi, impegnati nella imminente contesa elettorale,
avverto l’esigenza – mai come stavolta (sarà segno dei tempi?) – partecipare alcuni personali spunti di riflessione in merito ad aspetti programmatici di fondo che ritengo possano utilmente integrare e supportare le migliori e più ricche piattaforme di ‘cose da fare’ che sicuramente ciascuna lista credibile starà approntando in queste ore.
Già delusa dagli esiti della precedente tornata di votazioni, dove il moltiplicarsi di proposte e candidature anche singole non valse altro che a ricompattare il monolitico e impermeabile Consiglio uscente, sono ancora più convinta della necessità di un rinnovamento che sia tangibile e concreto. Così concreto da porsi come criterio primario di modifica radicale che sia anzitutto visibile nello stile di comportamenti coerenti da applicarsi in tutti i settori e le contingenze, insomma nell’approccio stesso ai problemi che l’alto mandato rappresentativo comporta.
Penso ad uno stile e un atteggiamento che dimostrino il ritorno ad un contatto con la realtà viva della professione come si svolge nel distretto di Latina, una vicinanza effettiva e non di facciata alle esigenze di tutti gli avvocati, di ogni fascia di redditività o … popolarità, di ogni livello di immagine e impostazione personale.
Penso ad una dirigenza sinceramente votata alla tutela delle prerogative della base degli Iscritti, decisa a contrastare lo scadimento dentologico-professionale dilagante, a rompere – nei fatti (leggasi: “con fatti”) – tradizionali tolleranze di situazioni gestite da buonismi di facciata, autentiche ipocrisie del sistema che meriterebbero una rinnovata e costante attenzione.
Questo intendo per ‘cambio di stile’ di chi si chiama alla guida dell’avvocatura pontina. Non mi sembrerebbe davvero poco se le parole si traducessero in atti e iniziative non eclatanti, non plateali ma semplicemente concrete e lineari. Cresca la consapevolezza di un recupero di valori e prospettive per un beneficio comune, rispettoso di tutti i professionisti distretto. Tradotto, questo rinnovato clima, in aperture e spazi fin qui oggettivamente preclusi a tanta parte delle diverse e talentuose e preziose componenti del foro pontino.
Così per sintesi:
a) Trasparenza. Le scelte di strategia e partecipazione, i profili qualificanti della politica forense siano esplicitati e portati fuori dalle segrete stanze: l’assenza di dibattito è figlia di carenza di informativa. Nell’ambito del territorio pontino, come nel raggio più vasto interdistrettuale, sarà forse il tempo di un bilancio e pari illustrazione delle prospettive collettive? Quanto è effettivamente partecipato e vissuto dagli avvocati di Latina, ma anche dagli altri fori del Lazio? Qual è – oggi – il ruolo stesso dell’Avvocatura pontina, anche (soprattutto’) in rapporto all’OCF e le sue …battaglie?
Trasparenza. Si consenta un criterio limpido e agevole sulle modalità di attribuzione di deleghe, nella disrtibuzione degli incarichi, nella gestione di vantaggi e opportunità.
Trasparenza. Si azzerino i quadri della Fondazione “Michele Pierro” che vive di organigrammi fin troppo consolidati, scambievoli assetti senza un turn-over doveroso per le tante professionalità lasciate in …perenne anticamera. Ne deriverebbe anche un proficuo rinnovamento di procedure, di scelte operative, magari di spazi agevolati per le fasce giovani cui riservare maggiori contatti e vie di crescita, esenzione di spese, opportunità di scambi professionali.
Andrebbe forse ottimizzato il ricorso a quella formazione finanziata fin qui francamente disattesa. (A che punto, ad es., l’iscrizione dell’Ordine a Fondimpresa? Quali esiti ad oggi? Ne riferisce – forse – l’Ordine con adeguata diffusione ai possibili beneficiari e, in generale, a tutte le componenti del foro?)
b) Comunicazione. Sento mio dovere (alla buon’ora, potrebbe perfino dirsi!) intervenire sul tema, dato il ruolo cui – pure immeritatamente – sono stata chiamata per almeno dieci anni.
Consiglieri a parte, credo essere uno dei pochissimi avvocati del foro a conoscere le modalità (non certo le ragioni) con cui il canale dell’Informazione – attraverso una testata storica come Notiziario Forense e poi Foro Pontino – sia stato letteralmente demolito e tacitato, a fine 2015.
Grave evento in sé, perché operato in modalità da Paese latinoamericano, con decisione d’autorità rimasta del tutto silente e mai motivata al foro. I fatti (tre anni di colpevole silenzio …istituzionale) provano che la scelta non si lega a plausibili esigenze di budget e ridimensionamento di spesa. Piuttosto deve aver ‘deciso’ un’allarmante povertà di prospettiva, un provincialismo miope che non solo ha privato il foro dell’unica via di sviluppo critico e valorizzazione delle voci di tanti professionisti, ma soprattutto ha operato in dispregio dell’Utenza, in offesa alle professionalità, alle numerose e sempre rinnovate disponibilità di collaborazione dei Colleghi, infine tenendo in alcun conto le opportunità commerciali che il digitale garantisce a qualsiasi livello e in perfetta trasparenza di impegno economico. Minimali esigenze di informazione ancora reclamano risposta alla domanda che, sporadicamente, sopravvive tutt’oggi, come retaggio di antica memoria: “Ma che fine ha fatto…”?
c) Sportello Europa. A far data almeno da quell’anno 2014 in cui financo Cassa Forense sollecitò, con una giornata apposita, tutti gli Ordini d’Italia sui temi della programmazione europea e le procedure di europrogettazione, si vivono anni di lassismo culturale che hanno fin qui spento ogni spazio e velleità di nuova formazione sui profili più innovativi della nostra professione, rinunciando ad aprire su un settore di sicura prospettiva, in grado di orientare i professionisti verso nuovi, prestigiosi, anche qualificanti scenari occupazionali. Ne beneficerebbe la migliore avvocatura, partecipe e innovativa, colta e intraprendente, capace di lanciarsi verso nuovi settori, nuovi ambiti di clientela cui fornire – con la più mirata e consapevole formazione – servizi di assistenza più moderna ed evoluta.
C’è abbastanza.
A me il sollievo per aver fornito contributo e vicinanza ad un’opera di riedificazione che reputo non derogabile e perciò coincidente con un preciso dovere di noi che…insistiamo a “fare” gli avvocati, ciascuno attraverso la propria posizione e sensibilità.
A voi, destinatari di questa (riconosco, non breve) nota, il grazie per tanta ‘gratuita’ attenzione.
Con il più sincero augurio di proficuo risultato nel vostro impegno.
Avv. Annalisa Romaniello