Sono tutt’altro che rassicuranti i numeri dell’astensionismo giovanile per la scadenza delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, un fenomeno che si annuncia massiccio e in assoluta crescita per la fascia dei cittadini italiani fra 18 e 29 anni.
Già su base nazionale si paventa un’affluenza non superiore al 70% (con decremento di almeno 5 punti percentuali rispetto alle ultime consultazioni) ma tra i giovani l’astensionismo toccherà il 50%. Dunque 1 giovane su 2 non si recherà a votare, dando corpo a quello che è stato a ragione definito un vero e proprio scisma silenzioso dalla politica.

Alla base del fenomeno c’è un dato culturale e di grave carenza informativa, a dispetto della preponderante quantità di politica interna nei nostrani notiziari e programmi di intrattenimento, rispetto ai grandi temi internazionali. E’ drammatica l’assenza di indispensabili nozioni di base, quelle che ormai difettano totalmente nei programmi didattici. Diventa oggi sempre più raro che i ragazzi abbiano informazione sul funzionamento delle Istituzioni civiche, sull’impianto amministrativo di un Comune. Si chiamava Educazione Civica, nei vecchi programmi ministeriali, quelli da cui i giovani e anche giovanissimi delle scuole medie inferiori apprendevano che la più alta forma di espressione dei diritti civili è nella convocazione di libere elezioni e che altrettanto libero e democratico esercizio è quello del voto per ogni cittadino.
Da un interessante dibattito radiofonico [6suRadio1 del 19 gennaio 2018 – NdR] raccogliamo i dati allarmanti forniti dal blog YouTrend, nel commento di Giovanni Diamanti (peraltro, ventottenne a sua volta!).
“Anche se solitamente in Italia il voto si esprime in percentuali comunque basse nella media nazionale, mai come questa volta l’astensionismo giovanile segna un 45% (dati Euromedia) e uno studio di Piepoli parla di un 48% di under 30 che si dicono poco o per nulla interessati alla politica, sfiduciati dai politici e, fino al 60%, dagli stessi partiti (qui con p”referenza assoluta per il Movimento Cinque Stelle).
Il potenziale Giovane Astensionista non ha mai frequentato formazioni politiche o si è mai avvicinato alla vita di un partito, neanche marginalmente.
A chiedersi la causa di tale scollamento, così stridente e netto rispetto alle partecipazioni dei giovani al dibattito politico dagli anni Sessanta e fino agli stessi anni Ottanta, si scopre che la Politica odierna non si occupa affatto di tematiche giovanili né sembra avere effettiva conoscenza delle fasce studentesche, se non in riferimento alle esigenze della campagna elettorale. “…Qui, ad esempio, prosegue Diamanti, si ritrovano riferimenti ai costi dell’Università o le proposte di bonus-Cultura per i neo-diciottenni, ma è innegabile che la prevalenza di discussioni su pensioni e flat tax, o canone Rai incidono meno sulla sensibilità di chi ha preoccupazioni imminenti legate al futuro del proprio collocamento nel mondo del lavoro”.
I ragazzi del ’99, citati dal Presidente Mattarella, i c.d. nativi digitali che con tanta spontaneità si avvicinano alle nuove tecnologie e ai nuovi linguaggi, mostrano pure un’altrettanto naturale e nativa indifferenza verso la partecipazione sociale.
“I Partiti – riferisce lo scrittore Marco Lodoli, insegnante ed editorialista di Repubblica – non assumono per i giovani alcun ruolo credibile e perciò appaiono del tutto ininfluenti per ciò che a loro interessa. Chi vota per la prima volta non ha mai sentito parlare di esercizio del voto e tanto meno ne conosce le dinamiche. Sarebbe errato – prosegue Lodoli – parlare di una generazione cinica e indifferente, piuttosto prevale lo sguardo ai problemi personali che richiedono soluzioni rapide, individuali e soprattutto pratiche: come ‘sistemarsi’, dove trovare una soluzione di vita che consenta di programmare le proprie scelte . Tutto ciò di sicuro non spinge a cercare dialogo ma lascia ciascuno riverso su se stesso, per cavarsela nella propria trincea”.
Come assediati dalla realtà che incalza, né la Musica o la stessa condivisione suscitata dall’Amicizia o dallo Sport sembrano poter mai avvicinare i Ragazzi del 99 al senso di aggregazione vissuto dalle generazioni che li hanno preceduti e che un tempo riuscivano a ‘volare’ e sognare con le immagini di un Che Guevara o Martin Luther King.