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25 Aprile. Quali parole per la Resistenza.

In un giorno carico di memoria, non è sicuramente la quantità delle parole a garantire  il modo più giusto per   vivere il 25 aprile, il più rispondente alla sensibilità di ciascuno. Parole ne sono corse fin troppe – proprio quest’anno – fin dai giorni precedenti la festa della Liberazione dal nazifascismo. Fin troppe parole e fin troppe confusioni, a rincorrersi sul filo della propaganda e delle strategie pre-elettorali, della banalità e pure dell’ignoranza della Storia. A tutto vantaggio di chi col fascismo non si confronta e fraintende pure il concetto  di democrazia tollerando, in nome di quella, un facile negazionismo sui rischi di un ritorno del regime, così appagando le masse e tenendo chiusi gli occhi di chi non vuol vedere.
Non saranno le parole, proprio oggi, ad esprimere ciò che è scolpito da sempre nella verità della Storia e nell’esperienza di coloro che la Resistenza l’hanno   vissuta traendone, per noi, un Paese vitale e rinnovato.
Dei valori racchiusi nella Resistenza è  dovere di tutti fare tesoro, perché valse a tutti, nessuno escluso, nient’altro che la Libertà ritrovata. Per quel ritorno alla vita democratica si  impone il più alto e rispettoso ossequio che il nostro giornale affida a due momenti diversi fra loro. Per la distanza cronologica, l’uno coevo di quegli anni e l’altro di questi giorni, ma anche perché uno pubblico e istituzionale, l’altro più intimo e privato come un ricordo  familiare.
Così, torniamo al pensiero alto e limpido di Pietro Calamandrei, figura emblematica di giurista e intellettuale dell’antifascismo, prima di raccogliere il ricordo più intimo e personalissimo di  chi ritrova il ‘suo’ racconto della Liberazione ripensando a un genitore e perfino al suo sguardo, nelle ore decisive dello sbarco degli Alleati ad Anzio. Per questo grazie davvero ad Antonella Finotti, insegnante, oggi capo della segreteria politica del sindaco della città di Latina:
“… voglio ricordare mia madre, i suoi racconti sui cannoneggiamenti che hanno preceduto lo sbarco  degli americani ad Anzio, che lei guardava con apprensione nella notte dalla Portella di Sermoneta, dove mio nonno, socialista, era stato confinato, con tutto il corollario di fame da esilio e da tessera annonaria solo per i figli…e sull’arrivo degli inglesi a Littoria,  quando era già il 25 maggio..La Liberazione l’ho conosciuta attraverso i suoi occhi….
 
                                      LO AVRAI
CAMERATA  KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI
DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ
A DECIDERLO  TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI  DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI  COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITÀ
NON COLLA NEVE  INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA  DI QUESTE VALLI
CHE  TI VIDE FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIÚ DURO D’OGNI  MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO  FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI  S’ADUNARONO
PER DIGNITÀ NON PER ODIO
DECISI A  RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI  POSTI CI TROVERAI
MORTI E VIVI COLLO  STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO  INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI  CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA

(Piero Calamandrei)